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Kimbau e altre esperienze

E con la posta elettronica il missionario accorcia le distanze

Sono in molti ormai a curare newsletter sulle attività e sul Paese in cui vivono
13 maggio 2005 - Lorenzo Fazzini
Fonte: Avvenire, domenica 8 maggio 2005 - 08 maggio 2005

L'altrove a casa propria, per posta (elettronica): è il caso di quella particolare forma di comunicazione portata avanti dai missionari. Un tempo era nota come «lettera circolare», oggi più modernamente la si chiama newsletter. Una comunicazione che permette di mantenere legami, inviare informazioni e offrire a chi è a casa uno spaccato della propria attività e della realtà in cui si è impegnati nell'annuncio del Vangelo.
È il caso, ad esempio, delle newsletter periodiche di padre Giosuè Bonzi, missionario del Pime a Hong Kong, dove segue una comunità per disabili nello spirito di Jean Vanier. Nella sua ultima info di Pasqua padre Bonzi raccontava le piccole gioie di una vita missionaria - gli imminenti battesimi di alcuni ospiti della sua casa - così come i cambiamenti politici che stanno interessando l'ex colonia. Proprio questo doppio registro - da una parte notizie di carattere missionario, dall'altra informazioni sulla situazione socio-politica - rendono queste circolari preziosi strumenti di conoscenza di popoli lontani toccati dall'annuncio evangelico.
La lettera via email può essere uno strumento per chi è impegnato in opere di carità nel Sud del mondo: Luis Tenderini, italiano trapiantato a Recife, in Brasile, è responsabile per tutto il Sud America di Emmaus, il gruppo fondato dall'abbè Pierre. Con comunicazioni periodiche inviate per posta elettronica Tenderini informa amici, parenti e persone che hanno seguito la sua quasi quarantennale azione brasiliana, che l'ha visto per lungo tempo al fianco di don Helder Camara, il compianto vescovo delle favelas.
Attraverso la potenza di internet è anche possibile seguire passo passo l'inizio di un'avventura missionaria: è il caso, ad esempio, della missione aperta pochi mesi orsono dalla diocesi di Verona a Bafatà, in Guinea Bissau, nella quale operano due sacerdoti e una coppia di laici. Avevano avviato la newsletter già durante il periodo dell'apprendimento del portoghese a Lisbona. E ora dall'Africa informano sui piccoli avanzamenti della loro esperienza, nonostante i comprensibili problemi di connessione che caratterizzano l'uso di internet nei Paesi di missione.
Vi sono poi i missionari e gli operatori pastorali nel Sud del mondo che possono usufruire del prezioso sostegno da parte di amici con il pallino dell'informatica per gestire un loro sito nel quale far confluire notizie, comunicazioni, riflessioni da lontano: è il caso del sito www.kimbau.org di Chiara Castellani, il medico italiano impegnato in Congo le cui lettere sono andate poi a confluire nel volume «Una lampadina per Kimbau».
Anche alcuni altri missionari ricorrono all'ausilio di conoscenti esperti di bit e pc per aggiornare il proprio sito internet personale (uno di tutto rispetto è quello di padre Marco Pagani, del Pime, che opera in Camerun), gestire la posta, aggiornarlo con notizie ad hoc. Oppure ecco il caso di appassionati di missione che, una volta visitati certi Paesi, si buttano nell'avventura di siti specializzati. Ne è un esempio Giuliano Bernini che ha aperto Bangl@news, newsletter settimanale su Bangaldesh, pace, mondialità e diritti umani. Anche tramite internet e un «invia-ricevi», dunque, il mondo può diventare un po' più piccolo e il cuore un tantino più grande.

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